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domenica 8 marzo 2020

Non è colpa mia



Buongiorno lettori e buona festa delle donne a tutte le donzelle che mi leggono qui❤️
Oggi sono qui per cercare di parlarvi nel migliore dei modi di questo libro che mi ha toccata particolarmente!
Devo andare con ordine però...
Titolo: Non è colpa mia
Autrici: Vanna Ugolini e Lucia Magionami
Editore: Marlocchi Editore
Prezzo: 14 €

Lucia Magionami, psicologa e psicoterapeuta, dal 2003 lavora sulla tematica della violenza 
di genere. Oltre alla libera professione che svolge presso i suoi studi a Firenze e Perugia, si occupa di 
formazione e sensibilizzazione sulla tematica della violenza di genere sia come libera professionista 
sia come consulente presso enti pubblici, inoltre è stata relatrice a più convegni riguardanti la violenza intra familiare. Attualmente fa parte dell’associazione “Libertas Margot” con sede a Perugia, la quale ha costituito, a livello regionale, il primo sportello di ascolto per gli uomini che agiscono violenza. Dal 2015, sempre a Perugia, ha formato il primo gruppo di “Libroterapia: parole lette, emozioni raccontate”, che organizza cicli di incontri di terapia di gruppo per parlare di emozioni e di sentimenti attraverso i libri scelti dal terapeuta per fare un viaggio attraverso la psiche.
luciamagionami.blogspot.it

Vanna Ugolini, laureata in Economia, giornalista professionista, è vice-caposervizio alla redazione di Terni de «Il Messaggero», è madre di tre figli. Si è occupata di cronaca nera e giudiziaria 
seguendo i casi più importanti avvenuti prima in Romagna e poi in Umbria. Ha partecipato come 
docente a master post-universitari sulla comunicazione per l’Università degli Studi di Perugia e come relatrice a numerosi convegni su temi legati allo sfruttamento della prostituzione e violenza contro le donne. Nel 2011, insieme al Siulp, (sindacato di polizia) ha prodotto un documentario verità sullo spaccio di droga a Perugia dal titolo Zbun. Cliente. Ha pubblicato diversi libri tra cui Tania e le altre. Storia di una schiava bambina (Stampa Alternativa, 2007), con cui ha vinto il Premio Le Ragazze di Benin City (2008) e Nel nome della cocaina (Intermedia Edizioni, 2011). È presidente dell’associazione Libertas Margot, composta da professionisti che si occupano di violenza di genere.
www.margotproject.org
Una giornalista e una psicologa insieme per capire cosa passa
nella mente e nel cuore degli uomini che hanno ucciso le loro
donne, per tentare di riconnettere esperienze di femminicidi
alla realtà dei fatti ma, anche, al contesto culturale e al percorso psicologico che porta uomini normali a diventare assassini e a non assumersene, però, nel profondo, la responsabilità.
Dalle interviste di Luca, Giacomo, Luigi risulta chiaro che non sono
mostri, non sono malati. Sono persone normali. Le autrici lo affermano
con forza: non ci sono raptus, né scatti d’ira, il percorso verso il femminicidio è più lungo, lastricato di silenzi, di prigioni culturali, di diversi
modi di intendere la vita, dell’incapacità di dare un nome ai sentimenti, alle situazioni e quindi di riconoscerle.
«Arriviamo a un punto e decidiamo se usare la ragione o la forza.
Se vogliamo mantenere ad ogni costo il potere su una persona fino ad
arrivare a toglierle la vita o se vogliamo amare, liberamente, accettare
che questo possa finire e possa far male.»


Ci sono mille altri modi.
La violenza è una scelta,
una scelta da non fare.


Leggere questo libro è stato molto difficile, entrare nella testa di quei tre ''uomini'', direi quasi impossibile. Ho apprezzato il coraggio, stimato in una maniera esagerata l'autocontrollo di Vanna, la giornalista che ha avuto di fronte quei tre individui ed è riuscita a mantenere autocontrollo e fermezza mentale, io non ce l'avrei fatta.
Dalle tre interviste esci provato, anche solo leggendole, perchè non ti capaciti di come sia possibile che un essere umano possa fare simili SCELTE senza avere un minimo di senso di colpa e senza rendersi conto di quello che ha fatto ( o meglio così fanno credere).
Nella prima parte di questo libro troviamo appunto le interviste originali e qualche commento ad esse, mentre nella seconda ed ultima parte troviamo il pensiero di Lucia, la psicologa che ha studiato questi casi e ci ha spiegato, in modo molto specifico, quali sono le cause di femminicidio.
Io non sarei neanche in grado di parlarvene, infatti invito chiunque di voi a leggere questo libro perchè si prende coscienza di tante cose...
Io ho sempre pensato che questi uomini fossero malati, avessero problemi psicologici di base, che davvero non sapevano quello che facevano e invece no non è così, non è un raptus, è UNA MALEDETTA SCELTA e questa è la cosa che mi fa più schifo in assoluto.
Come potete chiedermi di valutare questo libro, non ho la presunzione di farlo perchè una realtà che ci circonda non deve essere valutata.
Quindi ho deciso che non valuterò il libro ma valuterò il CORAGGIO di Vanna, la sua professionalità, la professionalità di Lucia e la delicatezza nel trattare certi argomenti e la bravura nel farceli capire nonostante siano complessi.
Quindi queste 
vanno a loro, a queste due donne che hanno scritto per NOI donne e per tutte quelle che ora non sono più qui tra noi PER SCELTA DELL'ESSERE CHE DICEVA DI AMARLE. 
Non abbiate paura di denunciare, nonostante le minacce, nonostante i figli (rimarranno comunque senza famiglia se voi morirete), denunciate prima che sia troppo tardi.



Ho voluto fare alcune domande a Lucia per chiarire alcuni punti che non mi erano chiari e che penso non siano chiari a molti di noi... ecco le domande e le sue risposte...


  • Leggendo questo libro ho notato che tante opinioni che avevo su questi uomini, probabilmente sono errate. Io ho sempre pensato fossero persone squilibrate, con problemi psicologici di non so bene quale natura, nel libro invece mi sembra che questo mio pensiero venga smentito! Perché?

Gli uomini che agiscono violenza non sono malati. Per malattia intendo un disturbo di personalità. Infatti solo il due per cento ha un disturbo gli altri sono i cosiddetti insospettabili. Persone che tutti i giorni possiamo incontrare e non penseremmo mai che usano la violenza per mantenere quel potere e quel controllo sulla compagna.
Infatti i meccanismi che mettono in atto non sono altro che forme di potere per oggettivizzare la vittima e avere controllo su di lei. Una delle prime conseguenze è l’isolamento, humus dove può crescere bene la violenza domestica. Gli uomini che agiscono violenza hanno comunque delle caratteristiche specifiche oltre la necessità del controllo sulla partner sono poco empatici è spesso molto manipolatori.


  • Ho sempre pensato che le donne che non denunciano maltrattamenti siano guidate da istinti autolesionisti! È probabile che alcune di loro lo facciano per questo motivo o la loro scelta è legata solo all'idea della famiglia non più unita, i figli che crescono senza famiglia ecc?


Le donne non denunciano i loro compagni di vita perché sperano che la situazione possa cambiare infatti questo partner non sono sempre violenti ma come ben illustrato da lenoir Walker dopo l’episodio di violenza c’è la così definita luna di miele dove l’autore di violenza si pente piange promette di cambiare e la donna davanti a questo atteggiamento gli da una nuova possibilità.  Perciò lei si impegnerà ancor più a far funzionare la storia anche per far accadere quell'amore romantico che ognuna di noi ha introiettato dalla cultura.
Anche con gli anni questo aggancio che prende il nome di ''il ciclo della violenza'' non perde forza anzi poiché la donna si è isolata comincia ad avere meno risorse anche economiche ad andarsene. La paura aumenta e pure le minacce che la legano a lui (minacce di morte e di toglierle i figli).

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